Good Life
Gennaio ha una fama che si è guadagnato sul campo: è il mese in cui il corpo è tornato in modalità “lavoro”, ma la testa è ancora seduta sul divano con le lucine di Natale: questo effetto è detto “Winter Burnout”, ed è l’effetto combinato di freddo, buio, routine che riprende di colpo e aspettative altissime sull’ “ anno nuovo, vita nuova”. Se durante le feste hai cambiato ritmo, non pretendere di essere già performante a metà gennaio: sempbra facile, ma il nostro cervello ha bisogno di tempo per riadattarsi e, nel frattempo, manda segnali (fatichiamo a concentrarci, abbiamo voglia di rimandare tutto). Non è pigrizia: è un sistema che ha consumato molte energie sociali ed emotive, e ora fa fatica. Niente timore: datti tempo e non sovraccaricare le tue giornate di buoni propositi e cose da fare. Il Winter Burnout, in fondo, è questo: una discrepanza tra ciò che “dovremmo” sentire (energia, entusiasmo, voglia di cambiare), e ciò che sentiamo davvero. Raccontalo, condividi con chi ami le tue sensazioni: ha un valore liberatorio e normalizza il fatto che non tutti cominciano l’anno “a razzo”. C’è chi parte piano, chi ha bisogno di più luce, meno riunioni e più tempo per riabituarsi alla corsia di sorpasso. Il vero antidoto al Winter Burnout non è un altro proposito da aggiungere alla lista, ma concedersi il lusso di dire: “Inizio l’anno più piano, ma arrivo più lontano”.