Segreti in tavola

22.01.2026
Vino Dealcolato in Italia: Ne parliamo con Maurizio Dattero
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Da ora anche in Italia si può vendere il vino dealcolato. Ci dobbiamo preoccupare per l’impatto negativo sul vino tradizionale italiano o invece dobbiamo essere contenti di aprire una nuova fetta di mercato?

E ora, anche in Italia, il vino può essere dealcolato. Una notizia che ha fatto alzare più di un sopracciglio: c’è chi parla di tradimento della tradizione, chi di pericolo per l’identità del nostro patrimonio vitivinicolo. 

Ma è davvero il caso di preoccuparsi?

Partiamo da un punto fermo: il vino italiano, quello delle denominazioni, delle vigne storiche, dei territori raccontati da secoli, non è in discussione. Il vino tradizionale resta ciò che è sempre stato: un prodotto culturale prima ancora che agricolo, fatto di uva, fermentazione e – sì – di alcol. Il vino dealcolato non lo sostituisce, non lo imita, non gli ruba l’anima. Piuttosto, gioca un’altra partita.

Il vero tema è il mercato. Sempre più consumatori, soprattutto giovani e internazionali, cercano alternative: per motivi di salute, di lavoro, di stile di vita. Vogliono il gesto, il rito, il profumo del vino, ma senza alcol. Finora l’Italia osservava da bordo campo, mentre altri Paesi investivano in ricerca, tecnologia e posizionamento. Oggi, finalmente, entriamo anche noi in questo segmento.

E allora la domanda cambia: non “ci farà male?”, ma “sapremo farlo bene?”. Perché se è vero che togliere l’alcol è un processo tecnico delicato, è altrettanto vero che solo chi conosce davvero il vino può preservarne equilibrio, aromi e identità. E su questo, l’Italia ha poco da imparare e molto da insegnare.

Il vino dealcolato non è il nemico del vino tradizionale. Può essere, semmai, un ponte: verso nuovi consumatori, nuove occasioni di consumo, nuovi mercati. Senza confusione, senza scorciatoie, senza mettere in discussione ciò che rende unico il nostro vino.

In fondo, la tradizione più autentica non è quella che si chiude a riccio, ma quella che sa evolvere. Con rispetto. E con intelligenza.
Perché il vino, prima di tutto, è cultura. E la cultura non ha paura di raccontarsi in modi nuovi.