Segreti in tavola

10.05.2026
Ville venete: Benedetta Brioschi ci spiega come il “PIL del bello” guarda al futuro
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Ci sono luoghi che sembrano immobili nel tempo… e invece nascondono un’energia sorprendentemente contemporanea. Le Ville venete sono proprio così: non solo testimonianze di un passato straordinario, ma un sistema vivo, capace di generare valore, lavoro e nuove opportunità.

In questa puntata di “Segreti in Tavola” ne parliamo con Benedetta Brioschi, partner di TEHA – The European House Ambrosetti che ha guidato una ricerca importante: per la prima volta, una mappatura sistemica di questo patrimonio unico.

Per capire il punto di partenza, basta un dato: in Italia il turismo è un asset strategico, con quasi 480 milioni di presenze, e il Veneto guida questa classifica con il 16% del totale nazionale. Un territorio già fortissimo, dove però emerge una sfida chiara: distribuire meglio i flussi e valorizzare ciò che oggi è meno conosciuto.

Ed è qui che entrano in gioco le Ville venete. Oltre 4.000 dimore diffuse tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, una vera infrastruttura culturale capillare, capace di raccontare identità, paesaggio e comunità. Non singoli monumenti, ma un sistema integrato che può sostenere un turismo più lento, più autentico, più sostenibile.

La ricerca TEHA mette in luce un aspetto fondamentale: queste ville non sono solo bellezza, ma economia reale. Generano oltre 360 milioni di euro di fatturato e attivano complessivamente circa 630 milioni lungo la filiera . E soprattutto, ogni euro prodotto ne attiva altri due nell’economia: un vero moltiplicatore di valore. Un dato che racconta bene cosa significhi oggi parlare di “PIL del bello”: un patrimonio culturale che diventa leva economica, occupazionale e sociale.

Pensiamo alle attività che vivono dentro queste dimore: agricoltura, eventi, ospitalità, cultura. Un ecosistema articolato, dove tradizione e innovazione convivono.

Ma non basta. Più della metà delle Ville si trova in piccoli comuni : significa che possono diventare un antidoto concreto allo spopolamento e una risorsa per le comunità locali. Luoghi che creano lavoro, attraggono turismo e tengono viva l’identità dei territori.

Certo, le sfide non mancano: costi di manutenzione elevati, burocrazia, necessità di nuovi modelli di gestione. Ma la direzione è chiara: trasformare queste dimore in infrastrutture culturali vive, capaci di dialogare con il presente.

E allora la domanda è: siamo pronti a guardare alle Ville venete non più solo come eredità da conservare, ma come una grande occasione da attivare?

Perché, come ci insegna questa ricerca, il futuro del turismo, e forse anche del nostro modo di vivere i territori, passa proprio da qui: dal saper riconoscere valore in ciò che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi.