Segreti in tavola

31.12.2025

A Capodanno, a tavola non si mangia solo per gola, ma anche per buon auspicio. È una notte speciale, sospesa tra ciò che è stato e ciò che verrà, e ogni ingrediente racconta una promessa, un desiderio, una speranza per l’anno nuovo.

Partiamo dalle lenticchie, regine indiscusse del 31 dicembre. Piccole, tonde, simili a monete: da secoli sono simbolo di ricchezza e prosperità. Più se ne mangiano allo scoccare della mezzanotte, dice la tradizione, più l’anno sarà generoso. In molte regioni accompagnano cotechino o zampone, piatti robusti che parlano di abbondanza e di forza, di un futuro solido e concreto.

Poi c’è l’uva, chicco dopo chicco, soprattutto in alcune tradizioni mediterranee e sudamericane: dodici acini, uno per ogni mese dell’anno, da mangiare esprimendo un desiderio. Un gesto lento e rituale, che invita a pensare al tempo che verrà, mese dopo mese.

Non mancano la melagrana, con i suoi chicchi rosso rubino, simbolo di fertilità, fortuna e vitalità. Aprirla e condividerla è un augurio di famiglia, di legami che si moltiplicano e si rafforzano. E, non a caso, compare spesso anche come decorazione della tavola di Capodanno.

Tra gli ingredienti portafortuna troviamo anche la frutta secca: noci, mandorle, nocciole. Racchiudono energia, protezione, saggezza. Sono semi, e come tutti i semi parlano di nuovi inizi. Così come il miele, dolce augurio per un anno sereno, senza asperità, in cui le parole siano gentili e i giorni più morbidi.

E poi il pesce, che nuota in avanti e mai indietro: un invito simbolico a guardare al futuro senza rimpianti, lasciandosi alle spalle ciò che non serve più.

A Capodanno, insomma, ogni boccone è un messaggio. E la tavola diventa un luogo magico, dove il cibo non nutre solo il corpo, ma anche le speranze per l’anno che sta per cominciare. Perché a volte, il primo augurio passa proprio dal piatto.