Segreti in tavola

18.01.2026
Vellutata o passato? vi svelo le differenze e i segreti.
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C’è un momento, soprattutto nelle stagioni fredde, in cui una ciotola fumante diventa conforto, racconto, memoria. Ma davanti a quella crema di verdure che profuma di casa, una domanda torna sempre: è una vellutata o un passato?

Sembrano simili, ma in realtà raccontano due storie diverse.

Il passato di verdure è il più antico, il più essenziale. Nasce dalla cucina di recupero e di buon senso: verdure di stagione, acqua o brodo, un filo d’olio a crudo. Carote, patate, zucchine, porri, cavolfiore, quello che l’orto offre. Si cuociono lentamente, poi si passano — un tempo al setaccio, oggi con il frullatore — fino a ottenere una consistenza rustica ma armoniosa. Nessun ingrediente aggiuntivo: il protagonista è il sapore della verdura, pieno, diretto, sincero. Si gusta caldo, con olio extravergine, pepe o erbe aromatiche, magari con crostini di pane. È il piatto della semplicità e della leggerezza.

La vellutata, invece, è più elegante, più “avvolgente”, come suggerisce il nome. Parte anch’essa dalle verdure, ma prevede un elemento cremoso che cambia tutto: panna, latte, burro, besciamella o anche una patata usata come addensante. La preparazione è più tecnica: le verdure vengono spesso rosolate all’inizio, poi frullate fino a diventare una crema liscia, setosa, senza grumi. Il risultato è una consistenza morbida, vellutata appunto, che accarezza il palato. Si gusta lentamente, magari arricchita da semi tostati, formaggi, crostacei o un filo d’olio profumato.Il passato è natura e verità, la vellutata è morbidezza e coccola.
Uno racconta la cucina quotidiana, l’altra strizza l’occhio alla tavola più raffinata. Due cucchiai diversi, stesso calore: quello della cucina che sa prendersi cura di noi.