Segreti in tavola

14.01.2026
Storie e segreti dei liquori che si bevono caldi
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Quando l’inverno stringe, c’è un rito che unisce Nord e Sud, montagna e mare: bere qualcosa di caldo, profumato, spesso alcolico. È un gesto antico, di conforto e convivialità. E in questa puntata oggi vi porto in viaggio tra i liquori che si bevono caldi, ognuno con una storia, un carattere e un’anima diversa.

Partiamo dal Punch, nato nei traffici marittimi tra India e Inghilterra: tè, agrumi, zucchero e rum. È il capostipite, il più “globale”, equilibrato e aromatico. Più rustico è il Grog, figlio della marina britannica: acqua calda, rum e limone. Pochi ingredienti, tanto calore, pensato per scaldare i marinai e rinforzare lo spirito.

Dal Nord Europa arriva il Glögg, più ricco e strutturato: vino, spezie, agrumi, uvetta e mandorle, spesso rinforzato con acquavite. Ancora più cremoso è l’Eggnog, tipico dei paesi anglosassoni: latte, uova, zucchero e distillati come rum o brandy, vellutato e avvolgente.

In Italia troviamo il Ponce livornese, a base di caffè bollente, zucchero e rum: scuro, intenso, quasi un abbraccio forte. Salendo verso Nord, arriviamo al Vin brulé, speziato e profumato, con vino rosso, cannella, chiodi di garofano e scorza d’arancia: è tra i meno alcolici, perché l’alcol evapora in parte con il calore, ed è forse il più popolare.

In montagna l’alcol sale di grado. Il Bombardino, simbolo delle piste da sci italiane, unisce uova, latte e brandy: è energico, caldo e decisamente sostanzioso. 

E poi ci sono i riti italiani più antichi e spettacolari: i Parampampoli, fiamme blu di caffè, zucchero e alcol che ardono nel bicchiere, e la Grolla valdostana, bevuta collettiva di caffè, grappa e spezie, sorseggiata insieme dallo stesso recipiente.

Il segreto di questi drink? Il calore non serve solo a scaldare il corpo, ma a raccontare storie: di viaggi, di montagne, di porti e di piazze. E forse il più tipico italiano non è uno solo, ma l’idea stessa di condivisione: bere caldo, insieme, quando fuori fa freddo.