Segreti in tavola
C’è un metallo che accompagna il vino da secoli, silenzioso ma decisivo è il rame. Quello tra questi due elementi è un legame profondo, fatto di campi, cantine e di un sapere che attraversa il tempo.
A raccontarcelo è Maurizio Dattero, in una nuova puntata di Segreti in tavola.
Tutto inizia tra i filari. Il rame è stato, ed è ancora, uno degli alleati più preziosi della vite. Utilizzato fin dalla fine dell’Ottocento per contrastare la peronospora, ha permesso alla viticoltura europea di sopravvivere a malattie devastanti. La celebre poltiglia bordolese, a base di solfato di rame e calce, segna uno spartiacque: proteggere la pianta senza snaturare il territorio.
Ma il rame non si ferma alla vigna. Entra in cantina e diventa strumento di precisione. Per secoli tini, alambicchi e utensili sono stati realizzati in rame per una ragione precisa: questo metallo reagisce con alcune sostanze solforose, contribuendo a “ripulire” il vino e a migliorarne la finezza aromatica. Un gesto tecnico, certo, ma anche culturale, che racconta quanto l’uomo abbia imparato ad ascoltare il vino.
Oggi il rame è al centro di un nuovo equilibrio. È consentito anche in agricoltura biologica, ma con limiti sempre più stringenti, perché se è vero che protegge la vite, è altrettanto vero che va usato con responsabilità per tutelare il suolo e l’ambiente. La sfida contemporanea è tutta qui: tradizione e innovazione, efficacia e sostenibilità.
Così il rame diventa simbolo di un vino consapevole, che nasce dal dialogo tra natura e conoscenza. Un filo ramato che lega passato e futuro, e che nel calice racconta molto più di quanto immaginiamo.
Ed è proprio questo il segreto che oggi portiamo in tavola.