Good Life
In occasione dell’anniversario della scomparsa del grande maestro Picasso, ti porto nel cuore del suo genio. Ti sei mai chiesto perché, a un certo punto, abbia iniziato a dipingere volti con gli occhi spostati, o corpi che sembrano incastri di legno? La risposta è affascinante quanto bizzarra: secondo biografi e interviste, Picasso non voleva dipingere ciò che vedeva… “con gli occhi”, ma ciò che “sapeva con la mente”. Prima di lui, l’arte cercava di catturare un solo istante, come in una fotografia. Lui, invece, voleva mostrarci tutto l’oggetto o tutta la persona contemporaneamente: il profilo, il fronte e il retro, tutto insieme sulla stessa tela. È quello che oggi chiamiamo Cubismo, ma, per lui, era semplicemente un modo per essere più “vero” della realtà stessa. Una curiosità che in pochi conoscono, poi, riguarda la sua incredibile abilità tecnica: a soli tredici anni, Picasso dipingeva già con la precisione e la maestria dei grandi pittori classici del Rinascimento. Una delle sue frasi più celebri racconta perfettamente questo percorso: “A dodici anni sapevo disegnare come Raffaello, ma ci ho messo tutta una vita per imparare a disegnare come un bambino”. Picasso cercava quella purezza e quello sguardo senza filtri che abbiamo solo da piccoli, prima che le regole del mondo ci dicano come “dovrebbero” essere fatte le cose. Guardare un suo quadro oggi significa tuffarsi in un gioco dove la fantasia vince sulla realtà e dove ogni linea è un invito a guardare il mondo da un’angolazione diversa, più libera e coraggiosa.