Segreti in tavola
C’è un dolce che racconta Napoli meglio di mille parole: è il babà. Soffice, profumato di rum, generoso come la città che lo ha reso iconico. Ma oggi, questo grande classico, continua a evolversi. E lo dimostra la quinta edizione di “Mille e un Babà”, il contest firmato Mulino Caputo che il 16 marzo, nello scenario del Grand Hotel Vesuvio, ha riportato al centro proprio lui: il re della pasticceria partenopea.
Otto professionisti si sono sfidati in una prova tutt’altro che semplice: reinterpretare il babà senza tradirne l’anima. Un equilibrio delicato tra tecnica, memoria e creatività, sotto lo sguardo di una giuria d’eccezione composta da grandi nomi della pasticceria e della cucina italiana.
A conquistare tutti è stato Salvatore Catapano, capo pasticcere delle Terme Poseidon di Ischia. Il suo percorso racconta già molto: formazione con maestri internazionali, esperienze tra Francia e Belgio, fino alla collaborazione con la Pasticceria Veneto di Iginio Massari. Un bagaglio tecnico importante, che oggi si traduce in uno stile personale, preciso e contemporaneo.
Nel corso della nostra conversazione, Catapano mi ha raccontato il suo babà come un esercizio di equilibrio. Non una rivoluzione, ma un lavoro di sottrazione: alleggerire senza perdere struttura, rendere il dolce più elegante, lavorare sulla precisione della lievitazione e sull’assorbimento della bagna.
Il risultato? Un babà che resta profondamente napoletano, ma che si muove con una nuova leggerezza. Meno opulento, più definito, dove ogni elemento è calibrato per esaltare gusto e consistenza senza eccessi. Un dolce che non cerca di stupire con effetti speciali, ma conquista con la sua armonia.
E forse è proprio questa la chiave del successo: dimostrare che anche un simbolo così radicato nella tradizione può continuare a parlare al presente.