Segreti in tavola
Siamo all’ultimo passo: il Gianduiotto di Torino IGP è arrivato sui tavoli della Commissione UE a Bruxelles. Ora la pratica passa ai funzionari del commissario all’Agricoltura Christophe Hansen. Il via libera è giunto pochi giorni da Roma, quando il ministero dell’Agricoltura ha respinto le opposizioni al disciplinare presentato dal Comitato Gianduiotto di Torino.
Restano dunque confermate le caratteristiche del celebre cioccolatino nato a metà Ottocento: Nocciola Piemonte IGP tostata (30-45%), zucchero (20-45%) e cacao (minimo 25%). Escluso il latte in polvere, assente nella ricetta originaria, e produzione limitata al Piemonte.
L’iter, avviato nel 2017 dal Comitato guidato da Guido Castagna e composto da una quarantina di artigiani e aziende, è durato quasi dieci anni. «Il 2026 sarà l’anno del gianduiotto IGP», ha dichiarato Castagna, stimando tempi tra sei e dodici mesi per il riconoscimento. Il segretario Antonio Borra sottolinea il valore storico del traguardo: sarà la decima IGP piemontese, la seconda nazionale nel cioccolato e la prima europea con un ingrediente a sua volta IGP, la Nocciola Piemonte: una “IGP al quadrato”.
Tra le opposizioni, quella di Lindt-Caffarel è stata accolta in parte: potrà usare il marchio “Gianduia 1865”, ma non il latte in polvere se vorrà la IGP. Baratti & Milano e Piemônt avranno invece 15 anni di transizione per adeguarsi all’uso della denominazione.
Più radicale l’opposizione di Unione Italiana Food, che chiedeva di assimilare il gianduiotto al “cioccolato alla nocciola gianduia” previsto dalla normativa europea. Il ministero ha respinto questa impostazione, ribadendo la differenza tra tavoletta gianduia e gianduiotto torinese, legato alla tradizione.