Segreti in tavola

19.02.2026
L’Iran si racconta a tavola in un nuovo appuntamento di Multi al MAXXI a Roma. 
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Il cibo è cultura e quindi il luogo ideale per gustarlo con gli occhi e con la bocca è il museo: è da qui che parte questa puntata di Segreti in Tavola, dedicata ai Pranzi delle Comunità dal mondo di Multi al MAXXI, un progetto che trasforma il cibo in linguaggio di incontro, relazione e condivisione. In questa puntata, con Francesca Rocchi, Presidente di Slow Food Roma, raccontiamo come un pranzo possa diventare un atto culturale e politico nel senso più alto del termine: un invito ad abbattere distanze, a conoscersi davvero e a scoprire che, spesso, è proprio a tavola che nascono le comunità.

Dopo i pranzi dedicati alle comunità del Pakistan, delle Filippine, dell’Afghanistan, della Bolivia, sabato 21 febbraio il MAXXI accoglie la comunità iraniana, La cultura gastronomica iraniana è una delle più raffinate e antiche del Medio Oriente: un equilibrio sottile tra profumi, erbe fresche, riso lavorato con maestria e quella nota agrodolce che è la cifra identitaria della cucina persiana.

Il piatto simbolo è il chelo kabab, riso bianco al vapore servito con spiedini di carne – spesso agnello o manzo – marinati con zafferano e cipolla. Il riso, in Iran, non è un semplice contorno: è un’arte. Viene cotto in modo da ottenere il celebre tahdig, la crosta dorata e croccante che si forma sul fondo della pentola e che tutti si contendono.

Tra gli stufati più amati troviamo il ghormeh sabzi, a base di erbe fresche (prezzemolo, coriandolo, fieno greco), fagioli rossi e carne, profumato con lime essiccato. E poi il fesenjan, piatto elegante e complesso: pollo o anatra in salsa di noci macinate e melograno, con un perfetto equilibrio tra dolce e acidità.

Accanto al riso, c’è il pane: il sottile lavash o il più spesso barbari, serviti caldi e fragranti. Immancabili lo yogurt – spesso con cetrioli ed erbe nel mast o khiar – e il sabzi khordan, un vassoio di erbe fresche, ravanelli e formaggio che apre ogni pasto.

Zafferano, acqua di rose, pistacchi e melograno raccontano un territorio antico, crocevia di culture lungo la Via della Seta. La cucina iraniana non è mai aggressiva: è armonica, costruita su contrasti delicati e su una ritualità conviviale che trasforma il pasto in un momento profondamente culturale.

Una gastronomia che parla di storia, poesia e ospitalità.

Un pranzo che è molto più di un pasto: è un racconto collettivo, fatto di memoria, identità e dialogo tra culture.

La cucina iraniana, crocevia di influenze dell’Asia centrale, del Medio Oriente e del subcontinente indiano, diventa così strumento di narrazione: piatti che parlano di convivialità, di ospitalità e di un sapere tramandato di generazione in generazione, dove il cibo è sempre occasione di accoglienza.

L’iniziativa si svolge all’interno dell’opera del collettivo Britto Art Trust, che fa della cucina uno spazio vivo di partecipazione e pratiche sociali condivise, e si inserisce nel lavoro di Slow Food Roma, da anni impegnata nel costruire comunità attraverso il cibo buono, pulito e giusto.