Segreti in tavola
Ci sono persone che non si limitano a cambiare il modo in cui mangiamo, ma cambiano il modo in cui guardiamo il mondo. Carlo Petrini, per tutti Carlin, era una di queste.
L’ho conosciuto nel 2004, quando ho iniziato a lavorare per Gambero Rosso. Da allora ho avuto il privilegio di incontrarlo e intervistarlo diverse volte, seguendo il suo pensiero, la sua straordinaria capacità di leggere il cibo come fatto culturale, politico, umano.
L’ultima volta è stata in occasione dell’intervista per il libro “Chi non semina non raccoglie”, scritto insieme a Cristina Brizzolari di Riso Buono (la foto si riferisce proprio a quel momento). Un dialogo intenso, pieno di visione, nel quale ancora una volta Carlin riusciva a intrecciare agricoltura, felicità, relazioni, futuro.
Ricordo una sua frase, che mi ha colpito profondamente: “La forza di un messaggio culturale sta nel fatto di avere delle avanguardie che lo applicano. Se non lo applicano è inutile, ma attenzione che se lo applicano poi non ce n’è più per nessuno”.
Era questo il cuore del suo pensiero: le idee devono diventare pratica, esperienza quotidiana, comunità. Non bastava parlare di sostenibilità, biodiversità o qualità: bisognava viverle.
E poi c’era la sua straordinaria capacità di riportare tutto alla dimensione umana. Mi disse: “Non concentrarsi solo sul profitto ma avere a cuore i beni comuni, i beni relazionali, questa è parte integrante dei nostri bilanci, anche della nostra felicità”. Parlava di felicità con la concretezza dei contadini e la profondità dei filosofi. Per lui il cibo era un atto agricolo, culturale e sociale insieme. Era memoria, territorio, rispetto per chi produce e per chi mangia.
Con Slow Food e Terra Madre ha costruito molto più di un movimento: ha creato una nuova consapevolezza.
Ci ha insegnato che “buono, pulito e giusto” non è uno slogan, ma una responsabilità.
Oggi resta un vuoto enorme.
Ma resta anche un’eredità potentissima: continuare a “portare il verbo”, come diceva lui, difendendo la cultura del cibo, i territori, i saperi e le relazioni umane.
Grazie Carlin, per averci insegnato che dietro ogni piatto c’è sempre una scelta di mondo.