Segreti in tavola

06.02.2026
Le Olimpiadi del Gusto: vi svelo i segreti degli sciatt valtellinesi
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Oggi si aprono ufficialmente le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 e vi porto in Valtellina, uno dei palcoscenici delle gare e terra dove il cibo continua a essere un potente racconto di identità e radici.

È proprio qui, tra queste valli alpine, che nascono gli sciatt, piatto simbolo della cucina di montagna. Una ricetta essenziale, figlia della cultura contadina e dell’economia alpina, che unisce grano saraceno e formaggio in un equilibrio perfetto tra energia, gusto e tradizione.

Perché si chiamano “Sciatt”?

Partiamo dal nome, che racchiude l’anima rustica del piatto. In dialetto valtellinese, “sciatt” significa rospi. Il nome deriva dalla loro forma: piccoli, irregolari e scuri all’esterno, ricordano appunto dei piccoli rospi. Ma non lasciatevi ingannare dall’apparenza: al loro interno nascondono un cuore sorprendentemente filante e gustoso.

L’origine degli sciatt è legata alla cucina povera di montagna, dove la filosofia era “non buttare via nulla” e il formaggio rappresentava una risorsa preziosa.

Gli ingredienti: l’oro nero della Valtellina

Il protagonista assoluto è il formaggio Casera DOP, tipico della zona, che viene “protetto” e avvolto da una pastella rustica. Gli ingredienti sono pochi e sinceri:

  • Formaggio Casera (tagliato a cubetti);

  • Farina di grano saraceno (il cosiddetto “oro nero” della Valtellina);

  • Un pizzico di farina bianca;

  • Acqua o birra (per la pastella);

  • Un bicchierino di grappa (il tocco segreto di molte nonne);

  • Sale e olio per friggere.

I 3 segreti per prepararli a regola d’arte

Come spesso accade nella tradizione, la differenza tra uno sciatt buono e uno perfetto la fa la tecnica. Ecco i trucchi per non sbagliare:

  1. La Pastella: Deve avere la giusta consistenza. Deve essere abbastanza densa da avvolgere il cubetto di formaggio senza scivolare via, ma non troppo pesante.

  2. La Temperatura dell’Olio: Lo sciatt va fritto velocemente in olio ben caldo. Bastano pochi secondi: giusto il tempo di creare la crosticina croccante esterna e permettere al cuore di Casera di sciogliersi senza fuoriuscire.

  3. Il Contrasto: Gli sciatt si mangiano bollenti, appena scolati. La tradizione vuole che siano serviti su un letto di cicorino fresco condito con vinaigrette: l’amaro e il fresco dell’insalata puliscono il palato e creano il contrasto perfetto con il grasso del formaggio fritto.

Chissà se saranno il piatto con cui festeggeranno i vincitori delle Olimpiadi!