Segreti in tavola

12.03.2026
La Bag in Box sta conquistando terreno anche tra vini importanti: ne parliamo con Maurizio Dattero
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Il Nebbiolo, uva simbolo di un territorio che ha fatto la storia del vino italiano, è da sempre legato a un’immagine precisa: bottiglia di vetro, tappo in sughero, ritualità quasi sacrale. Eppure, anche nelle Langhe qualcosa si muove. L’assemblea del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha approvato una modifica al disciplinare che consentirà la commercializzazione del Langhe Nebbiolo Doc anche in contenitori bag-in-box fino a 5 litri. Una scelta che ha acceso il dibattito, tra chi teme una perdita di prestigio e chi, invece, legge in questa apertura un segnale di lungimiranza. Ne parliamo in questa puntata con Maurizio Dattero.

Attenzione però: non è un obbligo, ma una possibilità in più. In Italia la bottiglia resterà centrale, perché è qui che il vino è tradizione, cultura, identità. Ma ci sono mercati, soprattutto nel Nord Europa, dove il bag-in-box è percepito come pratico, moderno, sostenibile. Non un declassamento, ma un modo diverso di raccontare lo stesso vino.

E poi c’è il tema ambientale. Il vetro pesa: per tre litri servono almeno due bottiglie, con un impatto importante in termini di produzione e trasporto. Il bag-in-box, invece, riduce peso ed emissioni. Meno costi logistici, meno CO₂, maggiore facilità di utilizzo. Un cambiamento che segue la stessa traiettoria già vista con l’alleggerimento delle bottiglie o con il dibattito tra sughero e tappo a vite.

L’iter richiederà ancora tempo: la modifica dovrà passare dalla Regione, da Roma e infine da Bruxelles. Serviranno circa due anni prima di vedere il Langhe Nebbiolo in questa nuova veste sugli scaffali. È un passaggio simbolico per un territorio spesso percepito come immobile. Ma forse il vero segreto sta proprio qui: custodire l’identità, senza avere paura di dialogare con il futuro. Anche se quel futuro, questa volta, ha la forma di un cartone.