Good Life

07.10.2026

C’è un gesto che in molti facciamo quasi senza accorgercene quando apriamo un libro: lo avviciniamo al viso e ne annusiamo le pagine. Non è una stranezza. Quel profumo di carta, inchiostro e tempo, ha persino un nome: bibliosmia: una parola che indica proprio l’odore caratteristico dei libri, soprattutto quelli antichi, e nasce da una combinazione di molecole liberate dalla carta durante il suo naturale invecchiamento, tra cui composti derivati dalla degradazione della lignina, una sostanza presente nelle fibre vegetali, che possono produrre note aromatiche simili a quelle della vaniglia. Ecco perché una biblioteca può avere quell’inconfondibile profumo caldo, leggermente dolce, che riconosceremmo a occhi chiusi. Ma la parte più affascinante riguarda gli odori, che sono strettamente legati alla memoria e alle emozioni: basta il profumo di una pagina per riportarci magari alla biblioteca dell’università, alla casa dei nonni, a un romanzo letto durante una vacanza. E allora, la prossima volta che apri un libro, prima di cominciare a leggere, concediti un piccolo rituale: chiudi per un istante gli occhi e respira. La storia che stai per leggere, comincia ancora prima della prima pagina.