Da Non Perdere

20.09.2019
L'intervista di Prisca Civitenga al regista Daniele Salvo
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Dal 20 settembre e fino al 6 ottobre al Silvano Toti Globe Theatre è in scena Giulio Cesare di William Shakespeare nella nuova versione del regista Daniele Salvo che cura anche traduzione e adattamento. Una variante diversa da quelle già presentate nel teatro elisabettiano di Villa Borghese a Roma, attraverso la quale il regista analizza le ragioni alla base del fascismo e dei totalitarismi e mette in guardia rispetto ad un loro possibile ritorno. Anche i costumi fanno riferimento ad un’epoca fascista contaminata da elementi di classicismo, Daniele Salvo vuole “suggerire in questo modo l’idea di un fascismo latente, insopprimibile, nel popolo italiano e con esso l’idea di un fascismo degli antifascisti, che inevitabilmente riporterà il Paese ad un nuovo sistema totalitario e ad un nuovo governo di stampo inequivocabilmente fascista, quello di Cesare Ottaviano”.

La caratteristica principale dello spettacolo è l’uso di maschere in lattice cha cambiano i connotati degli attori, pur mantenendoli molto realistici, una metafora sul trasformismo del potere. “Giulio Cesare è creatura onnipotente, sovrannaturale, dai lineamenti trasformati, cancellati, multipli”, continua il regista, ” Il potere sommo è in maschera e si identifica con essa: la maschera muta la personalità, sconvolge la mente, cela le vere intenzioni del Leader assoluto, l’uomo dei pieni poteri. Nel nostro spettacolo lo stesso attore che interpreta Giulio Cesare, nella seconda parte, senza maschera, rivestirà il ruolo di Ottaviano, l’uomo nuovo, artefice di inedite alleanze di governo: purtroppo tra il vecchio e il nuovo non c’è alcuna differenza. Non serve attualizzare la scrittura di Shakespeare, è attuale di per sé”.

Note di regia

In un buio assoluto, nelle strade di una Roma rischiarata solo da fiaccole e bracieri, appaiono i personaggi del Giulio Cesare, figli della Storia e del loro inevitabile destino, creature del passato, ossessioni che visitano brevemente il nostro tempo. Gli attori interpretano le loro parti identificandosi in prima persona con i personaggi, confrontandosi con loro in modo ravvicinato, intimo, come fossero persone reali, senza “stili” o cliché teatrali precostituiti. Così i personaggi prendono vita lentamente dalla memoria del poeta.

Con l’ausilio di maschere di lattice che riproducono perfettamente le fattezze umane, 28 attori rivestono i 45 diversi ruoli del “Giulio Cesare”, conducendo uno studio approfondito sull’opera shakespeariana. Si tratta di un “sogno teatrale” fatto di rigore, necessità, serietà e determinazione. Si cerca un linguaggio immediato, che indaghi sulle motivazioni profonde di composizione di un verso, di una battuta, si cerca la “verità” degli stati emotivi, il rapporto di necessità fra l’attore e ciò che viene detto. La poesia e il Teatro hanno un linguaggio sintetico e come tale vengono da noi affrontati: non è possibile mentire o “far finta”, applicare formule o stili precostituiti. Analizzando questa grande opera di William Shakespeare e il percorso di questi piccoli uomini dal destino già determinato, ritrovando le tracce delle loro vite reali nelle opere di Plutarco (da cui Shakespeare attinse a piene mani), abbiamo preso coscienza di quanto la Storia si ripeta incessantemente, di quanto la società controlli lo spirito umano, di quanto interferisca pesantemente nei meccanismi creativi ed educativi, di quanto il consenso e il dissenso siano fenomeni pilotati, di quanto la politica entri spesso in conflitto con la nostra vita quotidiana, di quanto la nostra Libertà sia qualcosa di illusorio ed effimero. Per questo vogliamo parlare con le parole di William Shakespeare grande poeta dallo sguardo rivolto al futuro.

Daniele Salvo.

info: Silvano Toti Globe Theatre