Segreti in tavola

19.05.2026
prof. Loris Pietrelli
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Che cosa c’è davvero dentro un bicchiere d’acqua?

In questa puntata a Segreti in Tavola, per fare chiarezza e scoprire i segreti di ciò che beviamo ogni giorno, è intervenuto un ospite d’eccezione: il Professor Loris Pietrelli, chimico industriale, professore all’Università La Sapienza di Roma e ricercatore all’ENEA.

Il pericolo invisibile: microplastiche e nanoplastiche

Siamo abituati a leggere le etichette delle acque minerali per controllarne il residuo fisso e i valori dei vari elementi naturali. Purtroppo, però, la ricerca scientifica ci dice che nell’acqua che consumiamo si trova sempre più spesso un ospite indesiderato: la plastica.

Il Professor Pietrelli ha spiegato che il fenomeno si divide in due grandi categorie, legate alla degradazione degli oggetti di plastica abbandonati nell’ambiente:

  • Le Microplastiche: frammenti minuscoli che vanno da un diametro di 0,3 millimetri fino a 5 millimetri. In alcuni casi, data la dimensione, sono ancora visibili a occhio nudo.

  • Le Nanoplastiche: la vera e propria minaccia invisibile. Parliamo di frammenti inferiori al millimetro (fino a scendere sotto la misura del micron). Non si vedono, ma ci sono.

Perché le nanoplastiche minacciano la nostra salute?

Se non si vedono, dove sta il problema? La risposta del Prof. Pietrelli è netta: la gravità risiede proprio nelle loro dimensioni infinitesimali.

“Le dimensioni sono talmente piccole che queste particelle sono in grado di passare le pareti cellulari” — ha spiegato il professore durante l’intervista.

Numerosi articoli scientifici hanno già accertato una realtà inquietante: frammenti di nanoplastiche sono stati ritrovati all’interno della placenta, nel cuore e persino nel cervello.

A rendere lo scenario ancora più complesso è il fatto che i polimeri plastici non viaggiano mai da soli. Nel loro processo di produzione e successiva degradazione, portano con sé un “cocktail” di sostanze chimiche come coloranti, plastificanti e ritardanti di fiamma. Inoltre, lungo il loro viaggio nella natura, si comportano come vere e proprie spugne, assorbendo e accumulando altri agenti tossici presenti nell’ambiente, per poi finire dritte nella nostra catena alimentare e, infine, nei nostri piatti.