Segreti in tavola
Il 14 luglio non è solo una data fondamentale per la storia francese ed europea, che ricorda la presa della Bastiglia del 1789; è anche l’occasione perfetta per celebrare la Francia nel modo più elegante possibile: stappando un grande vino. Ma quando si parla di bollicine d’Oltralpe, la storia si intreccia inevitabilmente con la leggenda
Insieme a Chiara Bassi, critica enogastronomica, divulgatrice enologica e autrice del libro “Sommelier: il manuale illustrato” abbiamo esplorato i segreti più nascosti dello Champagne Tra monaci insospettabili e器 antichi legami di corte, ecco cosa abbiamo scoperto.
Il paradosso di Dom Pérignon: il monaco astemio che odiava le bollicine
Tutti conoscono il nome di Dom Pérignon, il celebre monaco benedettino vissuto a cavallo tra il Sei e il Settecento, universalmente associato all’eccellenza dello Champagne. Eppure, ci sono due segreti che quasi nessuno conosce:
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Era astemio: l’uomo che ha legato il suo nome al vino più famoso del mondo non ne beveva affatto.
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Il suo obiettivo era eliminare le bollicine: Dom Pérignon fu chiamato nella regione della Champagne per risolvere quello che, all’epoca, veniva considerato un grave difetto di produzione, ovvero la spumantizzazione naturale del vino.
A quei tempi, la corte francese prediligeva i vini rossi fermi e strutturati. Il celebre monaco lavorò tutta la vita per ripulire il vino dalle sue bollicine ma, davanti a continui fallimenti, decise saggiamente di cambiare strategia: smise di combatterle e iniziò a governarle, gettando le basi per il metodo che oggi tutto il mondo venera.
Dalla leggenda della coppa di Madame de Pompadour al calice moderno
Un altro affascinante capitolo della storia dello Champagne riguarda il bicchiere in cui viene servito. La leggenda narra che la forma della classica coppa da Champagne sia stata modellata nientemeno che sul seno di Madame de Pompadour, la celebre favorita del re Luigi XV, che fu tra i primi grandi estimatori di questo vino a corte.
Se dal punto di vista romantico questa storia continua a incantare, dal punto di vista tecnico le cose oggi sono molto cambiate:
“All’epoca gli Champagne erano nettamente più dolci rispetto a quelli attuali, e la coppa larga era perfetta per esaltarne i profumi zuccherini. Oggi la coppa non viene più usata dai tecnici perché disperderebbe il perlage dei nostri Champagne, decisamente più secchi.”
Come servire lo Champagne oggi?
Per assaporare al meglio le sfumature di un grande spumante metodo classico, la scelta del bicchiere è fondamentale. Chiara Bassi suggerisce di abbandonare la vecchia coppa (da conservare magari per un evocativo brindisi vintage) a favore di:
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Calici da metodo classico
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Calici a tulipano
Queste forme, più strette alla base e leggermente convergenti verso l’alto, permettono alle bollicine di risalire in modo uniforme e convogliano i profumi direttamente al naso, esaltando la complessità del vino.