Segreti in tavola

12.05.2026
Clara Vada Padovani ci svela le storie delle donne importanti dell’enogastronomia: Rosa Vercellana 
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Rosa Vercellana, detta la Bela Rosin, fu l’amante e poi la moglie morganatica di Vittorio Emanuele II. La loro storia, iniziò nel 1847, quando lei aveva soltanto 15 anni, durante una battuta di caccia: unisce una passione privata con la nascita di una grande tradizione vitivinicola. Dopo la morte della regina Maria Adelaide nel 1858, i due poterono vivere più apertamente la loro relazione, creando una famiglia parallela con i figli Vittoria ed Emanuele Alberto. Il loro rifugio era la tenuta della Mandria, dove Rosina accoglieva il re con una cucina piemontese semplice ma apprezzata anche da Cavour. Solo nel 1869 celebrarono un matrimonio religioso morganatico, seguito – senza tracce ufficiali – da uno civile nel 1877.

Nel 1859 Vittorio Emanuele la nominò contessa di Mirafiori e Fontanafredda. Così nacque il progetto vitivinicolo a Serralunga d’Alba, con la cantina che porta ancora quel nome. Già negli anni Sessanta dell’Ottocento si registrano le prime produzioni di Barolo e altri vini. La vera strutturazione dell’azienda avvenne con il figlio Emanuele Alberto, che nel 1878 fondò la cantina, introducendo tecniche moderne e avviando l’export.

Il re Savoia amava una cucina “ruspante”, per cui abbandonava i pranzi a Palazzo Reale per andare a gustare i manicaretti preparati dalla “Rosina”: le uova sode alla Bela Rosin, il risotto al Barolo, il pollo all’aglio. Anche Camillo Benso Conte di Cavour apprezzava i suoi piatti, anche se era contrario al legame del sovrano con la “popolana”. Un giorno, a La Mandria, era quasi l’ora di pranzo quando Vittorio Emanuele II e il capo del governo ebbero un diverbio. Cavour stava per lasciare il Castello, quando Rosina, preoccupata, disse: “Se il Conte non ritorna subito, il risotto scuoce”. Il re richiamò in piemontese lo statista: “Ch’a ven-a, birichin, el ris a lé pront”. E il “birichino”, troppo goloso, ritornò immediatamente.