Segreti in tavola
A Otranto, in Puglia, per il 19 marzo si celebrano ancora le Tavole di San Giuseppe, un rito antico fatto di preparazioni cerimoniali, distribuzione di cibo e profondi momenti comunitari e religiosi. Questa tradizione continua a vivere come un potente segno di ospitalità, voto e condivisione, mantenendo vivo quello che originariamente prendeva il nome di “Agape di San Giuseppe”.
Il rito della vigilia e l’accoglienza del viandante
La sera del 18 marzo, nelle case del Salento, si usava imbandire un desco lasciando la porta aperta al viandante. Chiunque passasse poteva entrare, ricevere un piccolo pane e assaggiare le pietanze rituali della tradizione locale: dai classici ciceri e tria ai lampascioni all’aceto, fino ai dolci guarniti con il miele.
Il giorno successivo il rituale cambiava volto. A porte chiuse, per un numero di commensali compreso tra tre e tredici, iniziava un sontuoso pranzo costituito rigorosamente da tredici portate tradizionali, simbolo di devozione e abbondanza.
Il significato profondo dell’Agape
Il termine Agape deriva dal greco e identifica un amore puro, capace di donarsi senza chiedere nulla in cambio. Nella letteratura cristiana, questa parola indica il fraterno banchetto condiviso tra i fedeli, richiamando il pasto comunitario che univa i primi seguaci di Cristo.
Quella delle Tavole di San Giuseppe non è dunque una semplice ricorrenza gastronomica, ma una vera tavola spirituale oltre che materiale, dove il cibo diventa lo strumento per celebrare la fratellanza e la solidarietà umana.