Segreti in tavola

14.08.2026
Annalena De Bortoli ci svela i segreti dell’Obon, la festa giapponese degli antenati
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Mentre in Italia si festeggia la vigilia di Ferragosto, in Giappone si vive uno dei momenti più suggestivi e profondi dell’anno: l’Obon. Questa ricorrenza, che cade indicativamente tra il 13 e il 16 agosto, celebra il ritorno temporaneo degli spiriti dei defunti nella casa di famiglia. A differenza del nostro primo novembre, l’Obon non è una festa malinconica, bensì una celebrazione comunitaria e gioiosa ricca di vita, luce e condivisione. A svelare le sfumature più affascinanti di questa tradizione ai microfoni di Segreti in Tavola è Annalena De Bortoli, esperta di cultura e cucina nipponica, coordinatrice dell’Associazione Italiana Ristoranti Giapponesi e autrice per Trenta Editore.

L’atmosfera che si respira nelle città e nei villaggi giapponesi durante l’Obon è davvero unica. Le sere si animano con le Bon Odori, le danze popolari eseguite all’aperto dove le persone ballano insieme indossando lo yukata, il leggero kimono estivo in cotone, alla luce calda delle lanterne. Tra le montagne vengono accesi grandi fuochi rituali che disegnano simboli sacri nel buio, mentre sui fiumi vengono affidate all’acqua lanterne galleggianti e piccole offerte da far scorrere lungo la corrente, un gesto poetico per accompagnare gli spiriti al termine della loro visita.

La festa si vive intensamente anche tra le mura domestiche, dove ogni famiglia allestisce un altare con i cibi preferiti dai propri antenati. Tra i rituali più originali spicca la creazione di due piccoli pupazzi simbolici realizzati infilzando degli stecchini di legno in un cetriolo e in una melanzana. Il cetriolo rappresenta un cavallo, il mezzo veloce scelto per fare in modo che gli spiriti possano giungere rapidamente a far visita ai vivi. La melanzana simboleggia invece una mucca, il cui passo lento servirà ad accompagnare gli antenati nel viaggio di ritorno, rallentandone il congedo il più possibile.

Il momento del pasto durante l’Obon prevede la preparazione di diverse pietanze estive, ma il dolce simbolo per eccellenza di queste giornate è l’Ohagi. Si tratta di una particolare variante del classico mochi che differisce per la sua struttura al contrario. La pasta di riso morbida si trova infatti al centro della preparazione, mentre l’esterno viene interamente ricoperto di anko, la celebre confettura dolce a base di fagioli rossi azuki.

Ogni ingrediente dell’Ohagi racchiude una simbologia precisa. Il riso chiaro rappresenta l’unione e il legame indissolubile tra la famiglia e i defunti, mentre il colore rosso della pasta di azuki richiama una forte valenza propiziatoria, considerata fin dall’antichità un amuleto di buon auspicio capace di scacciare gli spiriti maligni. Curiosamente, questo stesso dolce cambia nome a seconda della stagione in cui viene preparato, prendendo il nome di Botamochi durante la primavera e assumendo quello di Ohagi nel periodo estivo e autunnale legato all’Obon.

Conoscere le usanze dell’Obon permette di comprendere come il cibo sia un ponte straordinario tra memoria, spiritualità e convivialità. Il viaggio alla scoperta delle tradizioni enogastronomiche, dei piatti tipici e dei territori di tutto il mondo prosegue ogni giorno su Segreti in Tavola, per continuare a nutrire la curiosità di chi ama esplorare cosa c’è davvero nel piatto.