Segreti in tavola
Continua il nostro viaggio culinario tra i sapori che accompagneranno le Olimpiadi invernali. Oggi ci spostiamo tra le vette del Trentino-Alto Adige alla scoperta di un piatto nato per necessità, ma diventato oggi un’icona identitaria: i canederli.
Questi “piccoli mondi rotondi” raccontano la storia profonda delle montagne, dove vige una regola d’oro: nulla si spreca e tutto si trasforma.
Le origini: l’arte contadina del recupero
L’origine dei canederli (o Knödel in tedesco) è puramente contadina. Nelle cucine di montagna di un tempo, il pane era un bene prezioso e, anche quando diventava raffermo, non veniva mai buttato.
L’ingegno montanaro ha trovato il modo di ridargli vita: ammollato nel latte e arricchito con quello che la dispensa offriva al momento – un uovo, un po’ di speck, del formaggio o delle erbe – si trasformava in un piatto sostanzioso. Era il pasto perfetto, capace di scaldare il corpo e ridare energie dopo il duro lavoro nei campi o nei boschi.
Così sono nati i canederli: simbolo di una cucina essenziale, concreta e profondamente legata al territorio.
Ingredienti semplici, infinite varianti
La base dei canederli è composta da ingredienti poveri ma fondamentali: pane raffermo, latte, uova, cipolla e burro. Partendo da questa “tela bianca”, la tradizione ha sviluppato numerose varianti golose.
Ogni famiglia ha la sua ricetta segreta e ogni valle la sua versione preferita:
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Allo Speck: I più celebri e diffusi, dal sapore deciso e affumicato.
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Al Formaggio: Spesso preparati con formaggi di malga locali che fondono durante la cottura.
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Agli Spinaci o alle Erbe: Versioni più delicate e “verdi”, che profumano di montagna.
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Dolci: Esistono persino varianti con albicocche o prugne all’interno.
I segreti della preparazione
La preparazione dei canederli richiede attenzione e “tatto” più che una tecnica complessa. Il segreto sta nell’equilibrio dell’impasto.
Il pane va tagliato a cubetti e ammorbidito con il latte, ma senza esagerare: l’impasto deve restare morbido ma sufficientemente compatto per non disfarsi in cottura. Si aggiungono poi le uova per legare, la cipolla precedentemente rosolata nel burro per insaporire, l’ingrediente principale (speck o formaggio) e un pizzico di noce moscata.
Una volta formate le palline con le mani inumidite, queste vengono cotte dolcemente. Il servizio tradizionale prevede due strade principali:
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In un caldo e corroborante brodo di carne.
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Asciutti, conditi generosamente con burro fuso, salvia o erba cipollina e una spolverata di formaggio grana.
I canederli non sono solo un piatto: sono un racconto di montagna, di ingegno e di calore domestico. E oggi, guardando alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, rappresentano alla perfezione lo spirito delle terre alte: sobrio, autentico e profondamente umano.