Segreti in tavola

01.02.2026
Vi svelo i segreti del nashi, la pera che sa d’Oriente
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Avete mai morso una pera che sembra una mela? L’ho assaggiato al mercato ed è buonissimo! È il nashi, chiamato anche pera asiatica: un frutto che unisce croccantezza e freschezza, leggerezza e profumo.

Il nashi nasce in Cina, dove viene coltivato da oltre duemila anni, ed è profondamente radicato nella cultura alimentare di Giappone e Corea del Sud. Qui non è solo un frutto: è un simbolo di purezza e buon auspicio, spesso regalato in occasioni importanti. Il suo nome, in giapponese, significa semplicemente “pera”, ma basta guardarlo per capire che è qualcosa di diverso: rotondo come una mela, con buccia liscia color sabbia o bronzo.

Oggi il nashi viene coltivato anche in Europa, soprattutto in Italia, dove trova il suo habitat ideale in alcune zone del Nord, grazie a climi temperati e terreni ben drenati. È un frutto delicato nella coltivazione, ma generoso nel risultato.

Come si conserva? Il nashi ama il fresco: in frigorifero si mantiene per diverse settimane, meglio se lontano da altri frutti molto maturi. A temperatura ambiente, invece, va consumato in pochi giorni per apprezzarne tutta la succosità.

E a tavola? Il modo migliore per gustarlo è al naturale, appena freddo: croccante, dissetante, con una dolcezza mai invadente. Ma è sorprendente anche in cucina: perfetto in insalata con formaggi freschi, ideale con il pesce crudo, interessante in abbinamento alle carni bianche. In Oriente si usa anche grattugiato come ingrediente “segreto” per marinare la carne, perché la rende più tenera.

Un frutto elegante, leggero, che sa viaggiare lontano e raccontare storie. Basta un morso di nashi per sentirsi, almeno per un attimo, un po’ più a Oriente.