Segreti in tavola

28.01.2026
Polenta, oro giallo d’Italia: il comfort food che racconta la nostra storia
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In questi giorni d’inverno quello che ci vuole per scaldarsi e trovare conforto è un  buon piatto di polenta! un piatto che sa di casa, di focolare acceso e di pazienza. Un piatto antico, umile e profondamente italiano, che nasce molto prima dell’arrivo del mais. In origine, infatti, la polenta si preparava con farine di cereali poveri – farro, miglio, segale, castagne – ed era il pane quotidiano delle popolazioni rurali. Solo dopo la scoperta dell’America, tra Cinque e Seicento, il mais conquista i campi e le tavole, soprattutto al Nord, dando vita alla polenta gialla che oggi conosciamo.

Gli ingredienti sono pochi e semplicissimi: farina di mais, acqua e sale. Ma è la preparazione a fare la differenza. La farina va versata a pioggia nell’acqua bollente e salata, mescolando senza fretta, tradizionalmente con un mestolo di legno, per evitare grumi. La cottura è lenta, dai 40 ai 60 minuti, finché la polenta non diventa liscia, densa e si stacca dalle pareti del paiolo. Oggi esistono farine precotte che accorciano i tempi, ma il rito resta lo stesso.

La polenta è una tela bianca, pronta ad accogliere mille condimenti. Burro e formaggio per la versione più semplice e confortante, sughi di carne, funghi, selvaggina, ma anche pesce, come accade in Veneto. Dal punto di vista nutrizionale, la polenta è una buona fonte di carboidrati complessi, naturalmente senza glutine, povera di grassi e facilmente digeribile. Apporta energia, fibre – soprattutto se integrale – e minerali come ferro e potassio, mentre il valore proteico dipende dagli abbinamenti.

E poi ci sono le ricette regionali, vere dichiarazioni d’identità. In Lombardia troviamo la polenta taragna, arricchita con burro e formaggi d’alpeggio. In Veneto la polenta e schie o con il baccalà mantecato. In Valle d’Aosta la polenta concia, opulenta e filante. In Trentino accompagna spezzatini e selvaggina, mentre in Piemonte diventa base per brasati importanti.

Insomma, la polenta non è solo un piatto: è un vero e proprio racconto di territori, stagioni e memoria.