Segreti in tavola
C’è chi lo ama e chi lo teme, chi lo cerca come una sfida e chi lo evita con diplomazia. Il piccante è una questione di gusto, certo, ma anche di buone maniere. In questa puntata parliamo di galateo del piccante insieme a Nicola Santini, giornalista, scrittore, esperto di savoir-faire e direttore del settimanale Vero, per capire come gestire pepe e peperoncino senza mettere in difficoltà nessuno.
Il primo segreto è la misura. Il piccante non dovrebbe mai essere imposto: in cucina come a tavola va proposto, non imposto. Un piatto eccessivamente piccante rischia di coprire i sapori e, soprattutto, di creare disagio. Per questo, secondo il galateo, è buona norma servire piatti equilibrati e lasciare agli ospiti la libertà di aggiungere il “fuoco” a piacere.
E qui entra in scena la presentazione. Pepe e peperoncino devono arrivare in tavola con discrezione ed eleganza. Il pepe, preferibilmente in grani e con un buon macinapepe, è un grande classico: profuma, completa, non aggredisce. Il peperoncino, invece, va trattato con maggiore attenzione. Che sia fresco, secco o in olio, è bene servirlo a parte, in piccole quantità, spiegandone magari l’origine e il grado di piccantezza.
C’è poi il galateo del commensale. Assaggiare prima di aggiungere spezie è una regola non scritta ma fondamentale. E se il piatto è troppo piccante? Niente scenate, niente corse affannate verso l’acqua. Meglio pane, riso o un latticino, soluzioni discrete che salvano la situazione senza attirare l’attenzione.
Perché il piccante, come ci ricorda Nicola Santini, è un piacere da maneggiare con garbo: può accendere la convivialità, ma solo se rispetta chi siede a tavola. Anche il fuoco, in fondo, ha bisogno di buone maniere.