Segreti in tavola

06.01.2026
Cosa c’è nella calza della Befana?
PLAY

La Befana arriva di notte, vola sui tetti e riempie le calze. Ma in Italia, oltre a dolciumi e carbone di zucchero, porta con sé un vero viaggio gastronomico tra i dessert della tradizione regionale. Perché l’Epifania, come tutte le feste che contano, si celebra anche – e soprattutto – a tavola.

Al Nord la Befana profuma di burro e lievitazioni lente. In Veneto e in Lombardia si prepara la fugassa o la pinza, dolci semplici e rustici, arricchiti con frutta secca, uvetta e scorze di agrumi: ricette nate in casa, per condividere l’ultimo momento conviviale delle feste. In Piemonte, invece, troviamo i torcetti e i biscotti al burro, perfetti da intingere nel vino dolce o nello zabaione.

Scendendo verso il Centro Italia, la calza si riempie di storia. A Roma e nel Lazio dominano i pangialli, antichi dolci speziati a base di frutta secca, miele e cacao, di origine romana, simbolo di abbondanza e buon auspicio. In Toscana la Befana è legata ai cavallucci e ai ricciarelli, mentre in Umbria tornano i mostaccioli, densi e profumati, spesso glassati al cioccolato.

Al Sud, la Befana diventa una festa barocca di zucchero e colori. In Campania è impossibile rinunciare alla calza colma di struffoli, palline dorate fritte e avvolte nel miele, decorate con confettini. In Puglia troviamo le cartellate, sottili rose di pasta fritte e bagnate nel vincotto o nel miele, mentre in Calabria e Basilicata compaiono cicerchiata e pignolata, dolci che parlano di condivisione e famiglia.

E poi la Sicilia, dove l’Epifania è un’esplosione di fantasia: pupi di zucchero, frutta martorana e dolci coloratissimi che sembrano giocattoli, ma raccontano secoli di cultura e maestria artigiana.

Perché la Befana, in fondo, non è solo una vecchina sulla scopa: è il simbolo di un’Italia che chiude le feste con dolcezza, portando in tavola memoria, territorio e tradizione. E come sempre ogni calza, da Nord a Sud, racconta una storia tutta da assaporare.