Segreti in tavola
C’è un profumo che attraversa l’Italia da Nord a Sud, ed è quello che nasce ogni volta che qualcuno impasta, soffrigge, mescola. Un profumo antico, familiare, che oggi appartiene non solo a noi, ma anche al mondo: la Cucina Italiana è, infatti, Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO.
Ma cosa significa davvero?
Significa riconoscere che la nostra cucina non è solo un insieme di ricette, ma un linguaggio con cui raccontiamo chi siamo. È memoria, è territorio, è la voce delle nonne che sanno quando la pasta è al punto giusto senza guardare l’orologio. È il gesto del panettiere che, prima dell’alba, rinnova un rito che si ripete da secoli. È la biodiversità che cresce nei nostri campi, nelle colline di ulivi e nelle vigne che segnano il paesaggio. È convivialità pura: perché in Italia si mangia per nutrirsi, certo, ma soprattutto per stare insieme.
La candidatura UNESCO vuole proteggere tutto questo: la cultura diffusa del cibo, non un piatto in particolare. Protegge l’arte del fare la spesa al mercato, del cucinare “con quello che c’è”, del tramandare saperi senza scriverli mai davvero. Difende la nostra dieta mediterranea, i prodotti DOP e IGP, i gesti quotidiani che sembrano piccoli ma che, messi insieme, diventano un patrimonio collettivo.
Per l’Italia? È un atto d’amore verso la propria identità. È dire al mondo che la nostra cucina non è una moda, ma un ecosistema vivente fatto di produttori, artigiani, famiglie e paesaggi. È un invito a continuare a custodire le tradizioni, ma anche a innovare senza dimenticare le radici.
Per la cucina italiana? Significa entrare in un albo prezioso dove ciò che conta non è la “ricetta perfetta”, ma il valore culturale che la sostiene. Un riconoscimento che rafforza l’immagine dell’Italia all’estero, che promuove i territori, che sostiene le comunità rurali e le nuove generazioni di cuochi e agricoltori.
E allora la prossima volta che apparecchiamo la tavola, ricordiamolo: ogni piatto è un gesto di identità, da oggi un patrimonio dell’umanità intera.