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08.09.2026

Il ritorno del Maestro in Italia: l’evento a Palazzo Bonaparte La stagione artistica autunnale si apre a Roma con un’esposizione di eccezionale rilievo internazionale, dedicata ad uno dei più grandi interpreti del Novecento: Vassily Kandinsky.

Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, gli splendidi spazi di Palazzo Bonaparte celebreranno la più importante rivoluzione artistica del secolo scorso con una retrospettiva dedicata a colui che trasformò forme e colore in emozione pura. Roma e l’intera Italia attendevano da oltre 25 anni il ritorno del padre dell’astrattismo: un’attesa che finalmente si compie con una mostra dalla portata storica. L’evento riunisce tutti i grandi capolavori di Kandinsky provenienti da prestigiose istituzioni internazionali, impreziositi da un generoso nucleo di opere prestate eccezionalmente dal Centre Pompidou di Parigi, grazie alla sua temporanea chiusura per restauri.

Ma chi era l’uomo dietro questa rivoluzione del colore? Scopriamo la sua storia.

Dalla carriera in legge al salto nella pittura a Monaco Nato a Mosca nel 1866, Vassily Kandinsky non intraprese subito la strada della pittura. Dopo brillanti studi in legge ed economia, all’età di trent’anni prese una decisione radicale: abbandonò una promettente carriera universitaria per trasferirsi a Monaco di Baviera e dedicarsi interamente all’arte. Questo coraggioso cambio di rotta segnò l’inizio di una visione che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’arte moderna.

Gli anni del Bauhaus, le guerre e l’esilio in Francia La vita dell’artista fu profondamente segnata dai grandi sconvolgimenti del Novecento. Visse tra Russia, Germania e Francia, attraversando la drammaticità di due guerre mondiali. Negli anni Venti divenne uno dei docenti di punta del Bauhaus, la celebre scuola tedesca che fuse e rivoluzionò il concetto di arte, architettura e design.

Il suo percorso subì un duro colpo con l’ascesa del nazismo:

  • Le sue tele vennero etichettate, bandite e perseguitate come “arte degenerata”.

  • Fu costretto a lasciare l’insegnamento e a rifugiarsi in Francia.

  • Nonostante l’esilio, continuò a dipingere incessantemente fino alla sua scomparsa, avvenuta a Neuilly-sur-Seine nel 1944.

Perché è considerato il padre dell’arte astratta Kandinsky trasformò la pittura da semplice e passiva rappresentazione della realtà a linguaggio autonomo, vibrante e spirituale. La sua ricerca visiva, ben visibile nelle opere esposte oggi a Roma, si basava sulla capacità di trasmettere emozioni pure attraverso elementi essenziali:

  • Il colore: Visto come uno strumento per toccare direttamente l’anima dell’osservatore, dotato di una propria risonanza interiore quasi musicale.

  • Forme e linee: Combinazioni geometriche dinamiche, finalmente liberate dall’obbligo di raffigurare oggetti reali.

  • Spiritualità: L’opera d’arte intesa come ponte vitale tra l’interiorità dell’artista e la sensibilità di chi la guarda.

Oggi Kandinsky resta il simbolo di una svolta epocale: la dimostrazione assoluta che l’arte non ha bisogno di imitare il mondo visibile per comunicare le verità più profonde e universali dell’esperienza umana.