Segreti in tavola

05.09.2026
Vi svelo i segreti dell’uva
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Sapete che basta un grappolo d’uva per raccontare migliaia di anni di storia. La vite, infatti, è una delle piante coltivate più antiche del mondo: le sue origini ci portano tra il Caucaso e l’Asia occidentale, da dove si diffuse nel Mediterraneo grazie ai Fenici e ai Greci. I Romani, poi, trasformarono la viticoltura in una vera arte, facendo dell’uva un simbolo di abbondanza, piacere e convivialità.

La sua stagione più suggestiva è quella che annuncia l’autunno. In Italia la raccolta comincia già tra luglio e agosto con le varietà precoci e può proseguire fino a novembre, e in alcuni casi persino dicembre. Il cuore della produzione nazionale di uva da tavola batte soprattutto in Puglia e Sicilia, che insieme rappresentano oltre il novanta per cento del raccolto italiano. 

Bianca, rossa o nera, con o senza semi, l’uva deve avere acini sodi, turgidi e croccanti. Quella bianca è generalmente più delicata, dolce e fresca; le varietà scure possono regalare note più intense, aromatiche e leggermente tanniche.

È composta per oltre l’ottanta per cento da acqua e apporta mediamente 64 calorie ogni cento grammi. Contiene zuccheri semplici, fibre e minerali; nella buccia delle uve nere si concentrano pigmenti e composti antiossidanti.

In cucina è molto più versatile di quanto immaginiamo. È perfetta al naturale, ma anche nelle macedonie, nei dolci, nelle confetture, nei succhi e nella celebre schiacciata toscana. E poi provatela nei piatti salati: con formaggi stagionati, selvaggina, arrosti, risotti oppure in un’insalata con noci e gorgonzola.

E le denominazioni italiane? Per l’uva fresca da tavola non risultano DOP, ma abbiamo tre preziose IGP: l’Uva da Tavola di Canicattì, l’Uva da Tavola di Mazzarrone, entrambe siciliane, e l’Uva di Puglia. 

Il segreto? Scegliete grappoli con il raspo ancora verde: è il primo indizio di freschezza.