Segreti in tavola

03.08.2026
Che vino ci vuole con il fritto di pesce? ce lo spiega Chiara Bassi
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Il fritto di pesce è uno dei grandi simboli culinari delle estati trascorse sul litorale, un piatto conviviale, fragrante e irresistibile. Trovare il calice perfetto per valorizzarlo non è però un’impresa banale, poiché occorre bilanciare la grassezza e l’untuosità della frittura con la freschezza e la struttura del vino. Nella nuova puntata di Segreti in Tavola, siamo volati idealmente in Andalusia insieme alla critica enogastronomica e divulgatrice Chiara Bassi, la quale, direttamente dal porto di Cadice e dai tradizionali mercati del pesce spagnoli, ci ha svelato tutti i segreti per un abbinamento perfetto tra cibo e vino.

Crostacei fritti: la freschezza del Prosecco e l’audacia del Canelli

Quando la frittura si compone principalmente di crostacei e gamberi, l’obiettivo principale del calice è contrastare la naturale sensazione di untuosità e valorizzare la tendenza dolce degli ingredienti. In questi casi la scelta più classica ed efficace ricade sulle bollicine, capaci di ripulire il palato grazie a un’effervescenza vivace e delicata come quella di un ottimo Prosecco. Per chi desidera osare con una combinazione originale e sorprendente, una valida alternativa è rappresentata dal Canelli. Prodotto da uve Moscato nella versione più giovane e meno dolce, questo vino sa armonizzarsi magnificamente con la delicatezza dei crostacei senza sovrastarne il sapore.

Fritto di paranza e pesce azzurro: il mito del vino rosso da sfatare

Contrariamente a quanto si possa pensare, il fritto di pesce non chiama esclusivamente vini bianchi o spumanti. Per le fritture di paranza ricche di pesci spinati e pesce azzurro, gli amanti del vino rosso possono trovare una combinazione gastronomica esaltante. La componente alcolica e la presenza calibrata del tannino svolgono infatti un’azione sgrassante fondamentale sull’untuosità del fritto. Il segreto risiede nello scegliere un Nebbiolo giovane, non invecchiato, da servire a una temperatura fresca attorno ai diciotto gradi. Questa accortezza permette di godere di una struttura decisa e sgrassante senza appesantire la degustazione nelle calde giornate estive.

L’abbinamento andaluso: la grinta dello Sherry secco

Esiste poi una strada più audace ed esotica, tipica della tradizione gastronomica del sud della Spagna. Nei locali affacciati sui mercati ittici dell’Andalusia, il pesce fritto viene tradizionalmente affiancato a uno Sherry secco. Con una gradazione alcolica importante intorno ai diciannove gradi, questo vino fortificato riesce a sgrassare istantaneamente la bocca, lasciando una sensazione di grande pulizia ad ogni boccone. Una vera e propria rivelazione per i lettori e mangiatori curiosi sempre alla ricerca di nuove e stimolanti esperienze di gusto.