Segreti in tavola
“Viola” è il suo colore e mediterraneo il suo carattere: di cosa sto parlando? Della Melanzana Violetta Lunga di Napoli, una delle regine degli orti del Sud Italia: elegante nella forma, dal colore violaceo intenso e con una polpa tenera e compatta, è una varietà che conquista per la sua straordinaria versatilità in cucina.
Le sue origini affondano nella grande tradizione agricola campana. La melanzana, arrivata in Europa dall’Asia attraverso gli Arabi tra il Medioevo e il Rinascimento, ha trovato proprio nell’area di Napoli uno dei territori ideali dove svilupparsi. Oggi la Violetta Lunga viene coltivata soprattutto in Campania, ma è presente anche nel Lazio, in Puglia, in Basilicata, in Calabria e in Sicilia, dove il clima caldo e soleggiato ne esalta sapore e consistenza.
Fa parte della grande famiglia delle melanzane italiane, insieme alla Violetta di Firenze, alla Tonda Bianca Sfumata di Rosa, alla Perlina e alla lunga nera, ognuna con caratteristiche diverse ma accomunate dalla grande ricchezza gastronomica.
Dal punto di vista nutrizionale è un ortaggio leggero: contiene circa il 90% di acqua, poche calorie, molte fibre e una buona quantità di potassio, oltre a polifenoli e antociani, gli antiossidanti responsabili del suo caratteristico colore violaceo, preziosi alleati contro l’invecchiamento cellulare.
In cucina la Violetta Lunga di Napoli dà il meglio di sé grazie alla polpa poco amarognola e ai pochi semi. È perfetta fritta, grigliata, arrostita o ripiena e diventa protagonista di alcuni dei piatti simbolo della tradizione italiana. È la melanzana ideale per una parmigiana cremosa, ma anche per la pasta alla Norma siciliana, per la caponata, per la ciambotta campana, per gli involtini di melanzane e per le classiche melanzane “a funghetto”, cotte in padella con pomodoro e basilico.
Per conservarla al meglio è bene riporla in frigorifero nello scomparto delle verdure, dove mantiene intatte le sue qualità per quattro o cinque giorni. Se è già cotta può essere congelata, mentre da cruda si presta perfettamente alla conservazione sott’olio o sott’aceto, secondo le antiche tradizioni del Sud.