Segreti in tavola
Perché lo chiamiamo pomodoro il pomodoro? Perché i primi pomodori arrivati in Europa erano gialli: il nome, infatti, deriva da “pomo d’oro”, perché le varietà che giunsero dalle Americhe nel Cinquecento avevano una buccia dorata e brillante. Solo nei secoli successivi il pomodoro rosso, selezionato dagli agricoltori, è diventato il protagonista delle nostre tavole.
Oggi il pomodoro giallo è tornato protagonista grazie a varietà come il datterino giallo, il ciliegino giallo e alcune antiche cultivar campane e siciliane. Le principali aree di coltivazione sono proprio la Campania, soprattutto nell’Agro Sarnese-Nocerino e nell’area vesuviana, la Sicilia, la Puglia e parte del Lazio. La raccolta va generalmente da giugno fino a settembre, quando il sole concentra zuccheri e profumi.
Ma cosa rende speciale questo pomodoro? Innanzitutto il sapore: è naturalmente più dolce del pomodoro rosso, ha un’acidità più contenuta e sprigiona delicati profumi di frutta gialla e agrumi. La polpa è soda, molto succosa e la buccia sottile lo rende piacevole anche da gustare crudo.
Dal punto di vista nutrizionale è ricco di acqua, vitamina C e potassio. Contiene carotenoidi, in particolare beta-carotene, mentre ha quantità molto inferiori di licopene, il pigmento responsabile del colore rosso. È quindi leggero, idratante e naturalmente povero di calorie.
In cucina è un vero alleato degli chef perché regala piatti eleganti e delicati. È perfetto per condire la pasta con pesce e crostacei, accompagna magnificamente burrata e mozzarella di bufala, valorizza carpacci e tartare, ma è ottimo anche nelle conserve, dove mantiene il suo colore dorato e la sua dolcezza naturale.
Insomma, il pomodoro giallo non è una moda recente, ma un autentico ritorno alle origini.