Good Life
Immagina di aprire una finestra e di trovare, dall’altra parte, un mondo che non esiste nel tuo quotidiano, con cieli di un giallo-arancio, fiori enormi e donne sedute nell’erba con la stessa quiete dei Buddha. Colori così saturi e decisi che sembrano quasi rumorosi; eppure l’atmosfera è di una calma assoluta, quasi sospesa nel tempo. Ecco, questo è Gauguin. Nasce a Parigi oggi, nel 1848, e per quasi metà della sua vita fa il mestiere più lontano dall’arte che si possa immaginare: l’agente di borsa. Poi, intorno ai trentacinque anni, molla tutto. La carriera, il matrimonio, la Francia, e se ne va prima in Bretagna, poi in Martinica, poi (ed è la scelta che lo renderà immortale!) a Tahiti e nelle isole della Polinesia francese, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita cercando quello che chiama “il primitivo”, ovvero una forma di esistenza autentica, non corrotta dalla civiltà industriale europea. Ma quello che rende Gauguin accessibile anche a chi non frequenta i musei, è proprio questo: i suoi quadri non richiedono spiegazioni per essere capiti. Non c’è prospettiva né simbolismo oscuro: c’è solo colore usato per tradurre un’emozione. Quel giallo non è il giallo del sole: è il giallo di come ci si sente “sotto quel sole”. E se uscirai da una sua mostra con la voglia di partire per qualche posto lontano e lentissimo… quel giallo ha fatto esattamente quello che voleva.