Segreti in tavola
Paese che vai, usanza che trovi, soprattutto quando ci si siede a tavola per un pranzo in famiglia o un incontro di lavoro. Se in Europa abbiamo regole rigide su posate e bicchieri, in Oriente la disposizione degli ospiti è un vero e proprio rito che comunica profondo rispetto e gerarchia.
In una puntata di “Segreti in Tavola”, l’esperto di bon ton Nicola Santini ha svelato le principali differenze tra l’etichetta cinese e quella giapponese, per non farsi mai cogliere impreparati.
La tavola in Cina: Il rispetto per l’età
In Cina, la disposizione dei posti a tavola segue una rigorosa linea anagrafica per onorare l’esperienza e l’anzianità degli invitati.
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Il posto d’onore: La persona più anziana ha il diritto di sedere a capotavola.
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La posizione strategica: Questo posto di riguardo si trova sempre il più lontano possibile dalla porta di uscita. Il motivo è prettamente pratico: garantisce all’anziano la massima comodità, evita l’intralcio di chi entra o esce e gli assicura di essere servito per primo.
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L’ordine gerarchico: Dalla persona più anziana si procede a scalare verso l’uscita in ordine decrescente di età. Di conseguenza, i ragazzi più giovani o i bambini vengono fatti sedere nei posti più vicini alla porta.
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L’inizio del pasto: Il via libera per iniziare a mangiare è segnato dalla scoperchiatura delle scodelle.
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Il rumore a tavola: A differenza di quanto accade in Occidente, fare rumore mentre si consuma la minestra o il cibo è considerato un forte segno di apprezzamento verso chi ha cucinato, e assolutamente non un gesto di maleducazione.
La tavola in Giappone: Frontalità e spirito di squadra
Il Giappone adotta una filosofia completamente diversa, basata sulla contrapposizione dei ruoli, un aspetto che diventa particolarmente evidente nei contesti aziendali o durante i business lunch.
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Ranghi contrapposti: Ci si siede sempre in modo frontale, creando due veri e propri schieramenti.
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Padroni di casa e ospiti: Tutta la famiglia ospitante (o l’azienda padrona di casa) si siede compatta da un lato del tavolo. Di fronte a loro prenderanno posto tutti gli ospiti o l’eventuale delegazione straniera.
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Niente capotavola: Al contrario della tradizione cinese, in Giappone si tende a evitare di occupare il posto a capotavola, lasciandolo simbolicamente vuoto.
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La disposizione a mezza luna: Se il tavolo del ristorante è rotondo, questa rigida separazione crea visivamente due “mezze lune” nette e distinte tra chi ospita e chi è ospitato.
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Brindisi e discorsi: I pasti iniziano spesso con un brindisi formale accompagnato da brevi discorsi di benvenuto che passano da un relatore all’altro. Una regola d’oro, in un paese che ama brindare, è quella di bere responsabilmente per assicurarsi di arrivare sobri alla fine dell’evento.
Per non fare passi falsi durante il tuo prossimo viaggio in Oriente o un importante incontro di lavoro, ricorda che le due culture hanno criteri di assegnazione dei posti opposti.
In Cina il criterio assoluto è l’età, con la figura più anziana a presiedere la tavola nel punto più riparato e confortevole della stanza. In Giappone, invece, il criterio è il ruolo (chi ospita contro chi è ospitato), prediligendo una disposizione sempre frontale che valorizza il concetto di “gruppo” e di squadra piuttosto che la singola persona.