Segreti in tavola

07.05.2026
Federico Varazi ci svela i segreti della Scuola di Pastorizia di Calascio.
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C’è un luogo, nel cuore dell’Abruzzo, dove la pastorizia torna ad essere una scelta contemporanea, consapevole, quasi visionaria. È Calascio, borgo simbolo dell’Appennino, dove nasce la Scuola di Pastorizia: un progetto che guarda al futuro partendo da un sapere antico.

Ne parliamo con Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, che racconta come oggi il mestiere del pastore non sia più solo produzione, ma anche tutela del paesaggio, custodia della biodiversità e presidio delle aree interne.

Dopo il successo delle prime masterclass, con partecipanti arrivati da tutta Italia, la Scuola rilancia con nuovi appuntamenti tra maggio e giugno: percorsi formativi gratuiti, pensati per giovani aspiranti pastori ma anche per chi già lavora nel settore e vuole aggiornarsi.

Due i temi al centro: da una parte la biodiversità dei sistemi agro-pastorali, per comprendere il valore ecologico e produttivo di questi ambienti; dall’altra, una questione sempre più attuale, quella della convivenza con i predatori selvatici, che richiede competenze tecniche e nuove strategie di gestione.

Le lezioni si svolgono sul campo, tra aziende e territori, in una formula immersiva che restituisce alla formazione un valore concreto, quotidiano. Perché, come sottolinea Varazi, la pastorizia estensiva può diventare un vero modello di sviluppo sostenibile: capace di contrastare lo spopolamento delle aree montane, generare economia e rispondere anche alle sfide della crisi climatica.

La Scuola di Pastorizia di Calascio è, in fondo, molto più di un corso: è un laboratorio di futuro, dove tradizione e innovazione si incontrano, e dove il mestiere del pastore torna ad avere un ruolo centrale. Non solo per chi lo sceglie, ma per tutti noi.