Segreti in tavola
Il bonèt è uno dei più classici dolci tipici piemontesi, nato tra Langhe e Monferrato. Si tratta di un morbido dessert al cucchiaio, cotto a bagno maria, a base di latte, uova, amaretti, zucchero e cacao, con la possibile aggiunta di un liquore come rhum o cognac. In queste ultime settimane, però, questo dolce è stato al centro di roventi polemiche riguardanti un dubbio amletico: nella ricetta originaria ci sono o non ci sono le uova?
La storica della gastronomia Clara Vada Padovani ritiene fermamente di sì. La discussione è scoppiata a seguito di una puntata della trasmissione “4 Ristoranti” condotta da Alessandro Borghese e ambientata a Torino. Durante la gara tra quattro trattorie, uno dei concorrenti ha affermato perentorio: “Sono piemontese ed è una bestemmia dire che nel bonèt ci va l’uovo”. Questa dichiarazione ha scatenato lo sconcerto degli altri partecipanti e ha infiammato il dibattito sui social network, dove non si è parlato d’altro per giorni.
Il Trattato di Vialardi e le prove storiche sulla ricetta
Clara Vada Padovani, a sostegno della sua tesi, cita un testo ottocentesco fondamentale per la cucina piemontese e italiana: il “Trattato di cucina e pasticceria moderna”, pubblicato nel 1854 da Giovanni Vialardi, ex sous chef e capo pasticcere di Casa Savoia. In quel volume viene riportata la preparazione di una “Crema rappresa al bagno maria al cioccolato”, considerata un antenato diretto del bonèt. Per questa ricetta, Vialardi indicava l’utilizzo di un etto di cioccolato, sei bicchieri di latte, tre etti di zucchero e ben quattordici uova.
La differenza con il Budino della Quaresima
Esiste tuttavia una spiegazione storica alla confusione nata intorno agli ingredienti. Anticamente veniva preparato nelle case il cosiddetto “Budino della Quaresima”, che ovviamente faceva a meno delle uova per rispettare i precetti religiosi del periodo. In sostanza, si trattava di cioccolata calda addensata con fecola di patate o con amido di mais.
Tuttavia, gli esperti sottolineano che quella preparazione era, ed è, un’altra cosa rispetto al dolce tradizionale. Sebbene in periodo di Quaresima si possa concedere questa opzione priva di derivati animali, la conclusione degli storici è netta: l’importante è non chiamarlo bonèt, perché il dolce tipico piemontese abbonda di uova.