Travel Experience
C’è un momento preciso in cui capisci che un viaggio non sarà normale. Per me è successo appena ho messo piede in El Salvador. L’accoglienza è stata un mix travolgente di caldo intenso, un persistente profumo di mais nell’aria e tassisti che guidano con l’audacia di chi sta partecipando a un videogioco frenetico.
Io sono arrivato tranquillo, forte della mia mentalità europea fatta di agende mentali e orari precisi, ma mi sono bastati venti minuti per capire che qui le regole del gioco sono diverse. In questo angolo di mondo le cose succedono semplicemente quando devono succedere, e soprattutto accadono con un carattere unico.
La prima lezione: l’arte del saluto e della curiosità
La prima grande differenza che salta all’occhio riguarda il modo di approcciarsi agli altri. Se in Italia ci limitiamo a un rapido saluto, lì il contatto umano è un’esperienza completa. Ti chiedono come stai, dove vai, se hai fame e da dove vieni. Si interessano a cosa pensi del clima e probabilmente finirebbero per indagare anche sulla tua infanzia. Non si tratta di invadenza, ma di una forma di curiosità pura e disarmante.
A colpirmi è stato soprattutto il sorriso costante. Mentre io scendevo dall’aereo con la tipica espressione di chi desidera solo dormire, intorno a me trovavo solo energia, battute e storie da raccontare.
La filosofia della semplicità contagiosa
A un certo punto del tragitto, il tassista mi ha guardato nello specchietto e ha sintetizzato perfettamente lo spirito locale dicendomi che lì si vive in modo semplice, ma si vive bene. È stato in quel preciso istante che ho realizzato quanto noi europei siamo maestri nel complicarci la vita, a differenza loro.
Quella semplicità è letteralmente contagiosa. Il mio viaggio è iniziato così: tra un sorriso, quaranta gradi all’ombra e la netta sensazione che mi sarei divertito parecchio. Domani vi racconterò l’aspetto più importante del paese, ovvero il cibo. Un consiglio: iniziate a preparare lo stomaco.