Segreti in tavola

08.10.2026
Quanto era importante il vino nell’impero romano? Ne parliamo con Maurizio Dattero
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Il viaggio nel mondo dell’enogastronomia ci porta indietro nel tempo, direttamente all’epoca dell’Antica Roma. Insieme a Maurizio D’Addattro — appassionato esperto, autore del libro Piacere Vino e anima dell’enoteca online ewine.com — abbiamo esplorato il legame profondo e indissolubile che univa i Romani al mondo del vino.

Un simbolo di cultura e unificazione dell’Impero

Per gli Antichi Romani il vino non era semplicemente una bevanda amata e consumata quotidianamente. Rappresentava un vero e proprio strumento strategico di “romanizzazione” e di unificazione culturale e politica per tutto l’Impero. Portare la cultura della vite e dell’olivo nelle province più remote significava esportare l’identità, la civiltà e il modello agricolo romano, trasformando la passione per la terra e per il buon bere in un linguaggio universale.

L’autostrada del Mediterraneo e il ritrovamento a Mazara del Vallo

Per rifornire ogni angolo dell’Impero, il Mare Nostrum era diventato una vera e propria “autostrada del vino”. Le imbarcazioni commerciali solcavano rotte ben collaudate, come quelle tra Spagna e Italia, Italia e Gallia, o il canale che collegava la Sicilia al Nord Africa.

A darne un’ennesima e affascinante conferma è una recente scoperta archeologica avvenuta al largo di Mazara del Vallo. Durante una spedizione condotta dal Nucleo Subacquei dei Carabinieri, è stato individuato il relitto di una nave romana risalente al periodo compreso tra il II e il I secolo a.C.. Sui fondali sono state trovate centinaia di anfore vinarie adagiate nel mare, viva testimonianza del fitto traffico commerciale marittimo dell’epoca.

In attesa che le analisi e gli studi sul relitto rivelino ulteriori dettagli sulle rotte ed i carichi del tempo, questo ritrovamento ci ricorda come ogni calice custodisca secoli di storia, cultura e identità territoriale.