I SEGRETI DEGLI INGREDIENTI
La storia della grande pasticceria piemontese racchiude intuizioni nate per superare momenti di difficoltà economica e commerciale. All’inizio dell’Ottocento, il blocco continentale napoleonico rese il cacao un ingrediente raro e proibitivo. Spinti dalla necessità, i maestri cioccolatieri scelsero di valorizzare un frutto spontaneo e abbondante delle loro colline, unendo le nocciole all’impasto e dando vita al celebre Gianduja.
La protagonista indiscussa di questo patrimonio è la Nocciola Piemonte IGP, nello specifico la cultivar Tonda Gentile Trilobata. Apprezzata per la forma regolare divisa in tre lobi, il guscio sottile e un profumo tostato che si esalta con il calore, trova la sua terra d’elezione nelle Langhe, coprendo anche le province di Cuneo, Asti, Alessandria e Torino. Raccolta a terra tra agosto e settembre e asciugata con cura, è un alimento ad alta densità nutritiva, ricco di acidi grassi insaturi, proteine vegetali, fibre, vitamina E e sali minerali come magnesio e potassio. Per preservarne la freschezza ed evitare che i grassi irrancidiscano, il segreto è tenerla in luogo fresco e asciutto con il guscio, oppure sgusciata all’interno di contenitori ermetici in frigorifero. Oltre a essere il cuore di baci di dama, bonèt e torte tradizionali, la nocciola tostata sa stupire anche nel salato: provatela tritata sopra un risotto mantecato ai formaggi piemontesi o come nota croccante in una fresca insalata.