Segreti in tavola

01.10.2026
In futuro servirà irrigare le vigne? ce lo spiega Maurizio Dattero
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Oggi è il primo ottobre, una data che tradizionalmente associavamo all’inizio della vendemmia e ai classici disegni dei grappoli d’uva sui quaderni di scuola. Eppure, quest’anno la raccolta è già praticamente finita. Ne abbiamo parlato a Segreti in Tavola insieme a Maurizio Dattero, esperto e autore del libro “Piacere, Vino”.

L’estate che ci siamo appena lasciati alle spalle è stata caratterizzata da un caldo record e da una forte siccità. Queste temperature estreme hanno avuto un impatto fortissimo sull’agricoltura e, in particolar modo, sulla viticoltura.

Per capire la portata di questo cambiamento, dobbiamo guardare alla tradizione:

  • Storicamente, le vigne non venivano mai irrigate.

  • L’obiettivo era evitare di produrre “frutta da tavola”, ovvero acini troppo grandi e ricchi d’acqua.

  • Per ottenere un buon vino, si cercava di avere poco succo ma una grande concentrazione di zuccheri e profumi.

Oggi, però, la resistenza fisica delle piante (e quella mentale degli agricoltori!) è messa a dura prova. I cambiamenti climatici ci impongono di ripensare questo modello, portando a nuove e necessarie strategie:

  • Negli ultimi dieci anni, le cantine di recente costruzione hanno iniziato a dotarsi di impianti di irrigazione a goccia.

  • Sebbene in passato alcuni disciplinari vietassero l’irrigazione, oggi vengono emanate quasi ogni anno delle deroghe per permetterla.

  • I francesi, da sempre precursori, si stanno già muovendo: l’istituto nazionale dell’origine e della qualità sta pensando a come sostenere un’irrigazione che sia rigorosamente sostenibile, per non sprecare una risorsa preziosa come l’acqua.

  • Molti produttori stanno cambiando strategia geografica, spostando i nuovi vigneti ad altitudini maggiori per cercare temperature più fresche.

  • In alcuni casi, si stanno facendo scelte drastiche come l’espianto di vigneti non più adatti.

Il mondo del vino sta vivendo una rivoluzione dettata dal clima, ma la filiera sta già lavorando per salvare la qualità dei nostri calici.