CUCINA E STORIA

04.11.2026
Nadia Santini, la signora della cucina italiana: Clara Vada Padovani ci racconta la sua eredità.
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Ci sono cuochi che lasciano il segno attraverso i loro piatti e altri capaci di narrare, attraverso i sapori, una storia profonda fatta di famiglia, territorio e passione.

Nadia Santini apparteneva a entrambe le categorie. Prima donna italiana a conquistare le tre stelle Michelin alla guida dello storico ristorante Dal Pescatore a Canneto sull’Oglio, ha saputo trasformare la tradizione culinaria mantovana in una straordinaria espressione di alta cucina senza mai recidere il cordone ombelicale con le proprie radici.

La sua recente scomparsa lascia un grande vuoto nella gastronomia italiana, ma consegna un patrimonio imperituro di valori, insegnamenti ed eleganza umana. A Segreti in Tavola , abbiamo ripercorso la grandezza della chef insieme alla narratrice gastronomica Clara Vada Padovani.

Il segreto dell’unicità di Nadia Santini risiedeva nella sua concezione di modernità culinaria: non la ricerca ossessiva di novità mai viste, ma l’abilità magistrale di rendere attuale ciò che appartiene alla memoria. È così che un’autentica locanda della campagna mantovana è diventata un tempio dell’ospitalità ammirato in tutto il mondo.

Al di là dei riconoscimenti internazionali, il tratto distintivo di Nadia risiedeva nella persona: una grazia innata, una profonda discrezione e un’accoglienza calorosa capace di far sentire chiunque a casa, virtù preziose che nessuna scuola di alta cucina può insegnare. Nella storia della Guida Michelin in Italia, Nadia Santini ha battuto un traguardo fondamentale come prima chef italiana insignita delle tre stelle, affiancando la francese Annie Féolde (premiata nel 1993 all’Enoteca Pinchiorri) e precedendo Luisa Valazza. Un’eccellenza che sottolinea con forza l’importanza del talento femminile ai massimi vertici della cucina mondiale.

Dall’archivio dei ricordi personali, Clara Vada Padovani ha voluto condividere anche una confidenza natalizia raccolta durante un’intervista: l’abitudine della famiglia Santini di tenere il ristorante chiuso a Natale per radunarsi insieme e celebrare la famiglia.

Un momento da cui è scaturito un consiglio gastronomico e di vita valido per tutti noi: non bisogna caricarsi di troppe aspettative, né gastronomiche né conviviali, perché altrimenti anche la festa più bella rischia di diventare una fatica. Piuttosto, preparare anche solo due piatti, ma facendolo con calma, con il sorriso e pensando con affetto a chi amiamo.

Oggi il testimone è nelle mani dei figli Giovanni, che ha affiancato la madre ai fornelli, e Alberto, che ha raccolto dal padre l’arte dell’accoglienza e del vino. È forse questa la più bella eredità di Nadia e Antonio: aver costruito un luogo nel quale il passaggio delle generazioni non interrompe una storia, ma la continua.